La settimana del disincanto
La settimana appena conclusa avrebbe potuto segnare un momento di tregua, dopo gli accordi siglati a Londra tra Stati Uniti e Cina, percepiti da alcuni come possibile inizio di una distensione commerciale. Tuttavia, secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro, i mercati non hanno mai realmente festeggiato la notizia. E l’illusione di una svolta è stata rapidamente spazzata via da una nuova escalation geopolitica in Medio Oriente, capace di riportare il clima di forte instabilità al centro della scena.
A pesare ulteriormente è stata la delusione degli investitori per il WWDC di Apple, accompagnata da un tragico incidente aereo in India. Tutti elementi che, come sottolinea Debach, si sono inseriti in un contesto globale ancora fragile nonostante il recente rimbalzo degli indici azionari. Il risultato? Una nuova correzione per i mercati mondiali, con una netta inversione di sentiment.
Materie prime in rally, ma il dollaro si stabilizza
Nel pieno dell’escalation, le materie prime difensive hanno reagito con forza. Il petrolio ha guadagnato fino al 14%, mentre l’oro ha registrato il suo ventiquattresimo massimo storico dell’anno. Il dollaro USA, misurato attraverso l’indice DXY, ha chiuso la settimana in calo dell’1,07%, ma ha mostrato segnali di stabilizzazione proprio mentre le tensioni si intensificavano. Come osserva Debach, questo suggerisce che il ruolo del biglietto verde come valuta rifugio non sia stato del tutto annullato dalle incertezze fiscali e commerciali.
Lo schema classico – borse in calo, materie prime in ascesa – ha dominato i mercati. Tuttavia, come avviene spesso in contesti di crisi, la reazione iniziale dei mercati è emotiva e di breve termine. Gli operatori più esperti sanno che, dopo il panico, i portafogli tornano a ricalibrarsi, riagganciandosi ai fondamentali economici e alla traiettoria dei tassi.
Secondo un’analisi di Invesco, proprio investire nei momenti di massimo disorientamento avrebbe storicamente prodotto i migliori risultati. Un investitore ipotetico che avesse investito 5.000 dollari a ogni crisi, da Pearl Harbor al conflitto russo-ucraino, avrebbe oggi accumulato 31,7 milioni di dollari, contro i 27,5 milioni della strategia buy & hold. Chi invece avesse ritirato capitale in ogni fase critica si ritroverebbe con soli 23,2 milioni.
Focus sui banchieri centrali
La nuova settimana si apre sotto il segno delle tensioni geopolitiche persistenti, ma anche con l’attenzione rivolta a tre appuntamenti chiave: Federal Reserve, G7 e Bank of England. Tutti eventi in cui la politica monetaria si intreccia in modo sempre più evidente con quella commerciale e diplomatica.
Mercoledì, la Fed si esprimerà sulla quarta decisione sui tassi del 2025. Il consensus punta su un mantenimento dello status quo, ma i riflettori sono puntati sulle proiezioni economiche aggiornate e sul dot plot, le prime da quando sono entrati in vigore i nuovi dazi. Il presidente Jerome Powell parlerà in conferenza stampa in un momento simbolico: a un giorno dal 150° dell’amministrazione Trump. Secondo Debach, la coincidenza non sarà certo trascurata dai mercati.
Sempre dagli Stati Uniti, occhi puntati sull’indice Fed di Filadelfia e sulla scadenza tecnica del triple witching. Ma sarà il G7 in Canada il vero banco di prova della settimana. I negoziati commerciali sono al centro del summit, in un contesto in cui gli USA spingono ancora sull’acceleratore tariffario, mentre l’Europa appare indebolita da una crescita anemica e consumi in stallo. La Cina, invece, osserva e attende, silenziosa ma tutt’altro che passiva.
Politiche monetarie sotto osservazione
Giovedì sarà la volta della Bank of England, attesa mantenere i tassi fermi al 4,25%, con due membri già orientati verso un taglio. Il giorno precedente sarà pubblicato il dato sull’inflazione britannica, che secondo le attese resterà stabile al 3,4%. Questo parametro sarà determinante per capire se la pressione politica inizierà a tradursi in interventi concreti.
Nel frattempo, il mercato prezza tre tagli entro febbraio, ma resta incertezza sulla traiettoria effettiva. In Germania, attenzione all’indice ZEW sulla fiducia degli investitori, previsto in miglioramento, mentre venerdì sarà la volta della fiducia dei consumatori nell’Eurozona. La settimana sarà inoltre costellata da una serie di interventi di esponenti BCE, tra cui quello atteso di Christine Lagarde giovedì.
In Asia, martedì la Bank of Japan dovrebbe confermare l’attuale livello dei tassi. Tuttavia, come rileva Debach, l’attenzione sarà rivolta alle indicazioni su un possibile rallentamento del tapering. Due terzi degli analisti Bloomberg si attendono infatti una riduzione del ritmo di acquisti di titoli, in risposta a un’inflazione ancora sotto target e a un export giapponese penalizzato dalle tariffe americane.
