Il bitcoin ritrova slancio tra politica e mercati
Il rialzo del bitcoin ha coinciso con l’avvio di ottobre, ribattezzato “Uptobrer” dagli analisti, periodo storicamente favorevole per la regina delle criptovalute; come si vede dal grafico seguente, dal 2013 ad oggi, solo due volte il Bitcoin ha chiuso il mese in negativo, nel 2014 con un -12,96% e nel 2018 con un -3,83%. Ottobre, inoltre, è il mese con la mediana dei ritorni più elevata (+14,71%) e il secondo miglior mese per performance media negli ultimi 12 anni (+20,62%, contro il +46,02% di novembre).

Il superamento di quota 120 mila dollari segna un ritorno ai massimi degli ultimi mesi e conferma la percezione della moneta digitale come bene rifugio alternativo all’oro in un contesto di forte incertezza politica negli Stati Uniti, con lo spettro di uno shutdown governativo.

La corsa non riguarda solo il bitcoin: Solana, Ethereum e altre monete hanno segnato rialzi significativi. Anche l’interesse crescente per gli ETF Spot ha fornito ulteriore carburante al rally, contribuendo ad attirare nuovi flussi di capitali da parte di investitori istituzionali e privati.

A rafforzare la fiducia ha contribuito una recente chiarificazione normativa sul trattamento fiscale delle plusvalenze “non realizzate”, che rende più vantaggiosa la detenzione di asset digitali da parte delle aziende. Parallelamente, alcune grandi banche hanno rivisto le stime sul settore, aumentando gli obiettivi di prezzo per Ethereum e limando lievemente quelli sul bitcoin, in considerazione di un dollaro più forte.
La frenata delle imprese dopo l’estate rovente
Se il mercato delle criptovalute celebra il nuovo slancio dei prezzi, diverso è il quadro per le imprese che hanno scelto di accumulare bitcoin come riserva di tesoreria. Dopo mesi di acquisti aggressivi, settembre ha registrato un brusco calo con appena 37.881 bitcoin accumulati, il livello più basso da aprile e molto distante dalle oltre 103 mila unità comprate a luglio.

Il caso più emblematico è quello di Strategy (ex MicroStrategy), pioniera di questa scelta, che nel terzo trimestre ha visto le proprie azioni perdere il 20% e il rapporto tra titolo e riserve scendere a 1,5 volte, contro le oltre 3 volte dei periodi migliori. Molti imitatori hanno subito perdite ancora più pesanti, scambiando in Borsa a valori inferiori alle stesse riserve digitali in portafoglio, con conseguente difficoltà a emettere nuove azioni per finanziare ulteriori acquisti.

Il raffreddamento ha messo in evidenza il divario con l’indice Russell 2000, che nel terzo trimestre è cresciuto del 12%, segnando una netta differenza di performance rispetto alle società cripto-tesoreria.

Consolidamento attraverso fusioni e acquisizioni
Il rallentamento delle aziende non segna la fine del fenomeno, ma la sua trasformazione. La proliferazione di società con strategie identiche ha infatti saturato il mercato e reso necessario un processo di consolidamento. Le operazioni di fusione e acquisizione stanno diventando la via principale per ridurre l’eccesso di offerta e valorizzare i player più solidi.
Un esempio è l’accordo che ha visto un asset manager rilevare una società biomedicale convertita al bitcoin treasury, dando vita a un polo con oltre 10.900 bitcoin. Questo tipo di operazioni consente alle realtà con riserve più ingenti e una governance credibile di rafforzarsi, mentre i player minori rischiano di scomparire o di essere assorbiti.
Gli analisti sottolineano che il mercato dei capitali si concentrerà sempre di più sulle aziende già affermate, sostenendone la crescita attraverso nuovo capitale e lasciando meno spazio ai nuovi entranti. In prospettiva, solo i gruppi con risorse significative e strategie solide potranno sopravvivere alla pressione competitiva.
Volatilità e prospettive per i prossimi mesi
Nonostante la crescita, lo scenario rimane fragile. Un improvviso crollo dei prezzi potrebbe costringere molte aziende a liquidare le proprie riserve digitali per coprire i costi, alimentando nuove ondate ribassiste. Allo stesso tempo, emergono nuove strategie basate su criptovalute come Ether, Solana e AVAX, che grazie allo staking permettono di generare rendimenti simili a dividendi e offrono modelli di tesoreria più flessibili.
Non mancano però dubbi sulla sostenibilità di lungo termine. Alcuni operatori hanno rifiutato la nascita di nuove società di tesoreria focalizzate su token specifici, giudicando eccessiva la corsa indiscriminata al modello. La situazione attuale appare quindi come una fase di selezione naturale, dove solo chi possiede grandi riserve e una strategia credibile potrà resistere.
Le attese per i prossimi mesi restano alte: secondo alcune analisi tecniche, il bitcoin potrebbe avvicinarsi ai 150 mila dollari entro la fine di ottobre o novembre, con possibili oscillazioni intermedie in un range tra 115 e 118 mila dollari. La volatilità resta elevata, ma la crescente maturazione del mercato e l’interesse istituzionale continuano a sostenere l’idea di un asset ormai centrale nello scenario finanziario globale.
