Riserve valutarie a un bivio
Il 2025 si è rivelato un anno straordinario per le due asset class considerate più discusse del momento: oro e Bitcoin. Con il metallo prezioso a quota 3.703 dollari l’oncia e la criptovaluta vicina al massimo storico di 123.500 dollari raggiunto in agosto, la domanda che emerge è se il sistema finanziario internazionale sia pronto a un cambiamento epocale nella composizione delle riserve ufficiali.
Secondo Deutsche Bank, il dollaro ha visto progressivamente ridursi il suo peso nelle riserve mondiali, scendendo dal 60% nel 2000 al 43% nel 2024. Questa erosione apre la strada a un maggiore ruolo dell’oro, ma anche a un ingresso del Bitcoin come riserva alternativa. La proposta statunitense di istituire una riserva strategica in criptovalute, avviata dall’amministrazione Trump, rappresenta un precedente storico destinato a fare scuola.
Il grafico sottostante mostra come la quota del dollaro nelle riserve globali sia costantemente diminuita negli ultimi due decenni, a vantaggio soprattutto dell’oro, che continua a crescere come asset rifugio.

Bitcoin sulle orme dell’oro
Il confronto tra i due asset, analizzato da Deutsche Bank, evidenzia forti parallelismi: entrambi si caratterizzano per scarsità, elevata liquidità e assenza di rischio di controparte. Tuttavia, il percorso storico è stato differente.
Bitcoin, nato nel 2009 come mezzo di pagamento alternativo, ha vissuto periodi turbolenti, tra la chiusura del mercato Silk Road, il collasso di Mt. Gox nel 2014 e il crollo dell’80% nel 2018. Nonostante queste battute d’arresto, la criptovaluta ha progressivamente conquistato uno status globale, raggiungendo una capitalizzazione di oltre 2.300 miliardi di dollari e una media giornaliera di circa 500.000 transazioni.
Il grafico qui sotto documenta l’estrema volatilità dei primi anni, ma anche la costante capacità di recupero del mercato. Come osserva Deutsche Bank, tale evoluzione ricorda da vicino la traiettoria seguita dall’oro nel corso del XX secolo.

L’evoluzione storica dell’oro
L’oro ha avuto un ruolo centrale nei sistemi monetari internazionali sin dal XIX secolo. Dal Gold Standard alla fase del Bretton Woods, passando per l’abbandono definitivo della convertibilità negli anni Settanta, il metallo prezioso ha vissuto cicli di volatilità e periodi di progressivo ridimensionamento.
Il punto di svolta si è avuto con la crisi del 2008, che ha riportato l’oro al centro delle strategie delle banche centrali come bene rifugio. Negli ultimi anni, la corsa all’acquisto è ripresa con vigore: nel 2022 si è toccato il massimo da settant’anni con oltre 1.080 tonnellate acquistate, mentre nel 2025 le riserve globali hanno raggiunto 36.359 tonnellate.
Il grafico sottostante illustra come eventi storici – dalla crisi petrolifera del 1973 alla Grande Recessione del 2008 – abbiano sempre rappresentato catalizzatori per i rialzi del prezzo. Deutsche Bank sottolinea che la recente de-dollarizzazione, soprattutto da parte di Russia e Cina, ha accelerato questo trend.

Bitcoin candidato emergente tra le riserve
La prospettiva che Bitcoin possa essere incluso ufficialmente nelle riserve sovrane non è più remota. Alcuni Paesi hanno già mosso i primi passi: El Salvador nel 2021 ha adottato la criptovaluta come moneta legale, mentre Bhutan e Ucraina hanno istituito riserve nazionali digitali.
Negli Stati Uniti, l’amministrazione Trump ha varato il BITCOIN Act del 2025, che prevede l’acquisto di un milione di unità e un vincolo ventennale alla loro detenzione. Questa mossa, secondo gli analisti di Deutsche Bank, potrebbe trasformare Washington nel più grande detentore sovrano di Bitcoin, segnando una svolta senza precedenti.
Il grafico qui sotto mostra come anche le aziende abbiano adottato strategie aggressive, accumulando riserve digitali per rafforzare bilanci e capitalizzazione.

I rischi di Bitcoin tra volatilità e cyberattacchi
Nonostante le prospettive, permangono ostacoli significativi all’ingresso del Bitcoin nei bilanci ufficiali. La volatilità resta la principale preoccupazione: dal 2010 ad oggi si contano 19 episodi di drawdown superiori al 20%, con una media del 44% di perdita nei cicli ribassisti. Inoltre, la sicurezza informatica rappresenta un tallone d’Achille. Nel 2024 i fondi sottratti tramite attacchi hacker hanno raggiunto i 2,2 miliardi di dollari, con episodi eclatanti come quello dell’exchange giapponese DMM Bitcoin.
Un altro nodo è rappresentato dalla fiducia: secondo un sondaggio riportato nel report di Deutsche Bank, il 44% degli intervistati negli Stati Uniti continua a ritenere la criptovaluta troppo rischiosa per un uso diffuso nei pagamenti.
Il grafico sottostante, mette in evidenza il confronto tra le due asset class: la traiettoria dell’oro è stata più stabile, mentre quella del Bitcoin ha alternato fasi esplosive a bruschi crolli.

Verso il 2030 tra coesistenza e complementarità
Entro il 2030 oro e Bitcoin coesisteranno nei bilanci di numerose banche centrali. Questa è la previsione di Deutsche Bank, secondo cui l’oro continuerà a mantenere la leadership come riserva ufficiale, ma la criptovaluta, favorita da una regolamentazione più chiara e da una maggiore liquidità, potrà consolidarsi come diversificatore strategico.
Deutsche Bank individua cinque fattori chiave a supporto di questa tesi: la complementarità dei due asset nei portafogli, l’attesa riduzione della volatilità del Bitcoin, l’improbabilità che sostituiscano il dollaro come riserva primaria, il parallelo storico con l’evoluzione dell’oro e, infine, la naturale tendenza dei mercati a cercare sempre nuove forme di diversificazione.
Il grafico qui sotto sintetizza questo scenario di lungo periodo, mostrando come le due curve, pur divergenti, possano trovare un equilibrio nel tempo.

