L’analisi dei 13-F e il ruolo crescente degli advisor
I più recenti documenti 13-F, richiesti dalla Securities and Exchange Commission (SEC) per rendere pubbliche le partecipazioni degli investitori istituzionali, evidenziano un’accelerazione nella domanda di Bitcoin (BTC). Lo si legge in un’analisi a cura di Matthew Kimmell, Digital Asset Analyst di CoinShares, secondo cui gli advisor finanziari, con oltre 100 milioni di dollari in gestione, detengono ora l’equivalente di 167.274 BTC, pari al 54% di tutte le posizioni dichiarate, e si confermano la categoria più numerosa tra gli investitori professionali in ETF statunitensi su Bitcoin. Nel secondo trimestre del 2025, le partecipazioni professionali complessive sono balzate del 57% a 33,4 miliardi di dollari, superando la crescita del prezzo di Bitcoin (+30%) e quella del mercato ETF (+45%).
Tra i dati più curiosi spicca il debutto dell’endowment di Harvard, che ha acquistato 116 milioni di dollari del prodotto IBIT di BlackRock, pari a quasi 25 punti base del portafoglio. I movimenti tra le grandi banche sono stati contrastanti: JPMorgan ha incrementato l’esposizione per 203 milioni, Morgan Stanley ha ridotto di 312 milioni, Goldman Sachs ha tagliato per 377 milioni, mentre BlackRock e Wells Fargo hanno aggiunto rispettivamente 475 e 148 milioni.
Corporate Treasury e domanda istituzionale
La dinamica del 2025 è stata dominata dalla domanda dei Corporate Treasury, che hanno superato complessivamente 1 milione di BTC detenuti nei bilanci ad agosto, con afflussi trimestrali da 25 miliardi di dollari, superiori ai flussi netti verso tutti gli ETF globali. Kimmell osserva tuttavia che questo fenomeno potrebbe non rappresentare un modello duraturo, poiché in parte legato a operazioni di mercato straordinarie come raccolte di capitali, SPAC o il rilancio di società in difficoltà.
Un trend più sostenibile potrebbe affermarsi se le imprese destinassero in modo stabile una quota dei propri utili operativi a Bitcoin. Ma l’elemento di fondo è l’integrazione strutturale degli ETF nei canali di wealth management, dove i consulenti stanno gradualmente inserendo Bitcoin nei portafogli dei clienti, rafforzando il ruolo della criptovaluta come riserva di valore assimilabile all’oro.
Partecipazioni istituzionali in crescita
Gli obblighi di rendicontazione 13-F mostrano che a fine secondo trimestre le partecipazioni in ETF Bitcoin erano pari a 33,4 miliardi di dollari, in aumento del 57% rispetto ai 21,2 miliardi del trimestre precedente. Il mercato complessivo degli ETF statunitensi su Bitcoin ha raggiunto 103 miliardi di masse in gestione, con una crescita del 45%, portando la quota istituzionale al 24,5%.
Alcuni cambiamenti di rilievo spiegano questa crescita. Brevan Howard, passato da hedge fund a investment advisor, ha quasi raddoppiato le partecipazioni da 12.300 a 21.400 BTC. JPMorgan ha dichiarato per la prima volta una posizione da 1.900 BTC, Wells Fargo ha quintuplicato l’esposizione a 1.700 BTC, mentre l’endowment di Harvard ha contribuito al segmento con il suo ingresso da 116 milioni di dollari. Tra i broker, la crescita è stata trainata da operatori quantitativi come Jane Street e intermediari tra cui IMC-Chicago, Clear Street e Belvedere Trading.
Gli ETF più utilizzati e la concentrazione del capitale
Tre strumenti dominano l’esposizione istituzionale. L’IBIT di BlackRock concentra 21,6 miliardi di dollari, il 29% dei quali detenuti da soggetti con obbligo di compilazione del 13-F. Il FBTC di Fidelity raccoglie 4,5 miliardi con una quota del 21% detenuta da investitori professionali, mentre il GBTC di Grayscale detiene 2,9 miliardi con una quota istituzionale del 15%.
Nel complesso, questi tre prodotti rappresentano oltre l’87% delle partecipazioni in ETF Bitcoin dichiarate nei 13-F, segno di una forte concentrazione del capitale nei veicoli più consolidati e liquidi.
Una base di adozione silenziosa ma duratura
La narrazione del 2025 è stata dominata dalle mosse dei Corporate Treasury, ma per Kimmell la tendenza più resiliente è quella che emerge dall’integrazione graduale di Bitcoin nei portafogli gestiti da advisor, banche, broker ed endowment. Queste allocazioni, anche se contenute, hanno natura più strutturale e risultano meno sensibili alle dinamiche di breve termine.
Le entrate delle grandi banche, come quelle di JPMorgan e Wells Fargo, confermano il processo di integrazione di Bitcoin nell’infrastruttura finanziaria mainstream. Al tempo stesso, il coinvolgimento di fondi pensione ed endowment attribuisce ulteriore credibilità alla criptovaluta come asset in un portafoglio moderno.
Gli ETF spot statunitensi, lanciati oltre un anno e mezzo fa, continuano a produrre effetti che non si sono ancora del tutto manifestati. La base di domanda silenziosa e persistente degli advisor e degli istituzionali appare sempre più destinata a influenzare la dinamica del mercato nei prossimi anni, contribuendo alla maturazione di Bitcoin come riserva di valore globale.
