La riunione BCE: stabilità oggi, margini di manovra domani
La Banca Centrale Europea (BCE) lascerà il tasso sui depositi invariato al 2%, in linea con le aspettative del mercato. Lo si legge in una nota di Luke Copley, Fixed Income Client Portfolio Manager di Columbia Threadneedle Investments, secondo cui l’istituto di Francoforte dovrebbe ribadire un approccio data-dependent, ovvero basato sull’evoluzione dei dati economici, e valutare le decisioni riunione per riunione, senza impegnarsi in anticipo sul percorso futuro dei tassi.
Copley ritiene che la situazione politica ed economica della Francia possa entrare nella discussione del Consiglio Direttivo, ma sottolinea che i movimenti degli spread sovrani non sono stati tali da giustificare l’attivazione del Transmission Protection Instrument (TPI), lo strumento anti-frammentazione introdotto per contrastare tensioni specifiche sui debiti nazionali. La riunione di questa settimana, aggiunge l’analista, sarà probabilmente interlocutoria, mentre quella prevista per il 18 dicembre avrà un peso ben maggiore, poiché verranno pubblicate le nuove previsioni macroeconomiche dello staff BCE, estese per la prima volta fino al 2028.
Per il prossimo anno, lo scenario sembra orientarsi sempre più verso un progressivo allentamento monetario, con la possibilità di primi tagli nel 2026, qualora l’inflazione dell’area euro dovesse scendere sotto il target del 2% e il contesto economico restasse debole. Le proiezioni di consenso indicano che il CPI dell’Eurozona potrebbe calare al di sotto dell’obiettivo già nella prima metà del 2026, complice l’effetto base legato ai prezzi energetici. Se a questo dovesse aggiungersi un rafforzamento dell’euro o un peggioramento del quadro macro, la discesa dei prezzi potrebbe intensificarsi, offrendo alla BCE margini di manovra per ridurre i tassi di policy.
Lagarde attende segnali più chiari
Come osserva Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, la BCE si trova in una fase di pausa strategica. Capovolgendo lo schema seguito dalla Federal Reserve, l’istituto europeo ha già concluso il ciclo di tagli e considera i tassi su un livello appropriato. L’atteggiamento di Lagarde appare quindi orientato alla cautela: il messaggio principale sarà quello della pazienza.
Negli ultimi mesi, la crescita economica europea è rimasta debole ma stabile, senza segnali di collasso. La fase di stagnazione, spiega Thozet, potrebbe lasciare spazio a una graduale riaccelerazione verso la fine dell’anno, favorita da un aumento della spesa pubblica in Paesi storicamente prudenti. Una tendenza che, sottolinea l’analista, era stata auspicata tempo fa dal predecessore di Lagarde e che ora sembra concretizzarsi.
Inoltre, le riforme strutturali promosse da Mario Draghi, tra cui gli interventi sugli appalti pubblici, stanno lentamente trovando attuazione e potrebbero contribuire a migliorare il contesto macroeconomico dell’Eurozona.
In assenza di nuove proiezioni BCE sull’andamento di inflazione e crescita, la presidente confermerà probabilmente i tassi di policy al 2%, rinviando qualsiasi decisione al meeting di dicembre, quando sarà disponibile una base di dati più ampia.
I mercati obbligazionari europei stanno prezzando un solo taglio dei tassi nei prossimi sei mesi, una previsione giudicata ragionevole da Carmignac. Restano però dubbi sull’ipotesi di un rialzo entro la fine del 2026 o l’inizio del 2027, considerata prematura alla luce dei rischi di un’inflazione sotto target e di una ripresa economica disomogenea tra i vari Paesi membri.
