Come da attese tassi fermi al 2%
La Banca Centrale Europea (BCE) ha confermato il tasso sui depositi al 2%, ponendo fine (almeno temporaneamente) a un ciclo di allentamento monetario durato oltre un anno. Come evidenziato da Giorgio Broggi, Portfolio Manager di Moneyfarm, la decisione era attesa dai mercati, ma il clima resta dominato da forte incertezza. L’Eurotower ha infatti richiamato sia la resilienza economica dell’Eurozona, sia i crescenti rischi legati alle tensioni commerciali globali.
Secondo gli analisti, la BCE sembra voler osservare gli sviluppi internazionali prima di effettuare ulteriori mosse. I mercati, al momento, non prezzano altri tagli dei tassi entro la fine del 2025, ma la fiducia resta fragile. Le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea rappresentano una variabile cruciale, in grado di generare nuove turbolenze finanziarie.
Moneyfarm segnala quindi un cambio di tono da parte della BCE, che invita alla prudenza e alla flessibilità, consapevole che gli equilibri economici globali sono tutt’altro che stabili.
Lagarde in modalità attesa
Durante la conferenza stampa del 24 luglio, la presidente Christine Lagarde ha parlato di una BCE in fase di “attesa e osservazione”. È la prima volta da oltre un anno che i tassi vengono lasciati invariati, una decisione che riflette le tensioni commerciali persistenti, in particolare con gli Stati Uniti, come sottolinea Paul Saint-Pasteur del team Global Fixed Income di Payden & Rygel.
Con un’inflazione ancorata al 2%, Lagarde ha affermato che l’istituto centrale può permettersi di monitorare attentamente il contesto prima di decidere nuove mosse. Tuttavia, nessun orientamento esplicito è stato fornito in merito a un’eventuale prosecuzione dei tagli, dopo gli otto già effettuati dal giugno 2024.
Il quadro economico appare in equilibrio precario: la crescita è debole ma non in contrazione, l’euro si è rafforzato, e la spesa pubblica per difesa e infrastrutture è in aumento. Gli effetti di questi fattori sono difficili da interpretare, e i mercati reagiscono con cautela. I rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni sono saliti al 2,70%, sostenuti dai dati occupazionali positivi negli Stati Uniti. Sul fronte valutario, l’euro si è rafforzato contro la sterlina e lo yen, mentre è rimasto stabile sul dollaro a quota 1,1770.
Secondo Payden & Rygel, la BCE sta cercando di tenere aperte tutte le opzioni, senza sbilanciarsi, in attesa che il quadro geopolitico diventi più leggibile.
Dazi e rischi al ribasso
Sandra Rhouma, European Economist di AllianceBernstein, ha offerto un’analisi critica della conferenza stampa della BCE, definita `priva di informazioni utili`. Pur confermando che la decisione sui tassi fosse attesa, Rhouma evidenzia come il Consiglio Direttivo appaia eccessivamente rilassato, sottovalutando i rischi in aumento.
L'economia europea non è in caduta libera, ma nemmeno in ripresa. Le pressioni inflazionistiche interne si stanno attenuando lentamente, permettendo alla BCE di adottare un atteggiamento paziente. Tuttavia, il tema dei dazi commerciali rimane centrale: sebbene si parli di un possibile accordo al 15%, ciò rappresenterebbe un livello ben superiore rispetto al 10% previsto nello scenario base della BCE.
Rhouma mette in dubbio l’affidabilità di questo scenario, che contempla un EUR/USD stabile a 1,13 fino al 2027, almeno un altro taglio dei tassi e un’inflazione comunque sotto tono nel 2026. Nonostante ciò, la BCE non sembra preoccuparsi del possibile mancato raggiungimento degli obiettivi su inflazione e crescita.
AllianceBernstein osserva che la comunicazione della BCE conferma una transizione lenta nella sua funzione di reazione, e ritiene plausibile un nuovo taglio dei tassi già a settembre, dati i rischi ancora orientati al ribasso.
Pausa tecnica o nuovo equilibrio?
Come osserva Mark Wall, Chief European Economist di Deutsche Bank, la BCE ha effettivamente interrotto il ciclo di allentamento a luglio, come ampiamente anticipato da Christine Lagarde. Ma la vera domanda che si pongono gli operatori è: sarà una pausa breve o duratura?
L’incertezza resta elevata e la BCE, saggiamente, vuole mantenere tutte le opzioni aperte. Se le tensioni commerciali dovessero ridimensionarsi, la combinazione tra un’economia resiliente e un considerevole stimolo fiscale potrebbe alimentare rischi al rialzo sull’inflazione. In quel caso, i mercati potrebbero presto spostare la propria attenzione dall’ultima riduzione dei tassi al primo possibile rialzo.
Secondo Wall, il tasso del 2% potrebbe rivelarsi non una soglia temporanea, ma il nuovo livello terminale di questa fase di allentamento. Tutto dipenderà da come evolveranno le dinamiche macroeconomiche e geopolitiche nei prossimi mesi.
La BCE si trova dunque in un punto di equilibrio instabile, dove ogni elemento — dai dazi commerciali al cambio euro-dollaro, dalla spesa pubblica alla solidità occupazionale statunitense — può rimescolare le carte. La strategia di attesa adottata da Lagarde potrebbe trasformarsi rapidamente in azione, se il contesto lo richiederà. Ma per ora, il messaggio è chiaro: massima cautela, nessuna direzione predefinita.
