BCE, le prospettive per la riunione del 24 luglio

BCE, le prospettive per la riunione del 24 luglio

L'euro più forte e la prospettiva dei dazi di Trump hanno aggravato le preoccupazioni della BCE per la disinflazione.

Un’estate meno tranquilla del previsto

Dopo il taglio di giugno che ha portato il tasso di riferimento al 2%, la Banca Centrale Europea sembrava voler prendersi una pausa strategica, adottando una postura attendista per monitorare l’evoluzione dei dati. Ma il clima si è fatto più teso, e quella che doveva essere una riunione estiva interlocutoria si preannuncia ora tutt’altro che rilassata.

Secondo Carsten Brzeski, Global Head of Macro di ING, due sono i fattori che stanno incrinando la calma apparente: da un lato, il continuo rafforzamento dell’euro; dall’altro, la nuova minaccia lanciata dal presidente Trump di imporre dazi del 30% sui beni europei. Due variabili che, insieme, alimentano rischi disinflazionistici per l’Eurozona.

Euro troppo forte

L’euro ha guadagnato circa il 15% sul dollaro da inizio anno e il 7% in termini di tasso di cambio effettivo nominale, con un incremento del 2% solo dopo la riunione di giugno. Anche se il cambio si è stabilizzato nelle ultime settimane, il livello raggiunto è ora sotto osservazione da parte della BCE, che storicamente ha evitato di commentare l’andamento della valuta.

Il vicepresidente Luis de Guindos ha definito i livelli superiori a 1,20 USD/EUR “complicati e insidiosi”, una presa di posizione che segnala una crescente preoccupazione all’interno del board. Non tanto per il valore assoluto, quanto per la velocità dell’apprezzamento, che in passato – come ricordato da Brzeski – era stata definita “brutale” da Trichet e “scomoda” da Draghi in contesti di bassa inflazione.

Con l’euro forte, le previsioni di inflazione per il 2025 e il 2026 rischiano di scendere al di sotto di quelle formulate a giugno, costringendo la BCE a tenere conto anche di questo fattore nella definizione del proprio percorso monetario.

Minaccia dazi

Ma il vero elemento di novità, secondo l’analisi di ING, è rappresentato dalla minaccia di nuovi dazi USA contro l’Europa, con un livello potenziale del 30%. A giugno, i tecnici della BCE avevano incluso nei propri scenari solo dazi al 10% (nello scenario base) e al 20% (in quello avverso). Un’ulteriore escalation, se dovesse concretizzarsi, sarebbe più dannosa per la crescita dell’Eurozona di quanto attualmente previsto, anche se potrebbe produrre un effetto inflazionistico di rimbalzo in caso di ritorsioni europee.

Questo dilemma – più disinflazione nel breve, ma più inflazione potenziale nel medio termine – complica le decisioni del Consiglio Direttivo. E proprio per questo, osserva Brzeski, la BCE tenderà a non anticipare le mosse, preferendo intervenire solo quando le misure commerciali saranno effettivamente operative, e non quando restano solo minacciate.

Nessun taglio a luglio

Alla luce di questo quadro, ING ritiene che la BCE manterrà invariati i tassi nella riunione del 24 luglio, nonostante la crescente incertezza. Il rafforzamento dell’euro, seppur significativo, non è stato ancora abbastanza rapido o prolungato da giustificare un nuovo intervento immediato, e i dazi non entreranno in vigore prima del 1° agosto.

Tuttavia, le pressioni disinflazionistiche sono in aumento. Se confermate nei dati estivi, queste potrebbero aprire la strada a un nuovo taglio dei tassi nella riunione di settembre, proprio quando gli effetti delle barriere commerciali statunitensi cominceranno a produrre impatti visibili sull’economia europea.

Per Brzeski, è chiaro che la “buona posizione” rivendicata dalla BCE a giugno si è fatta meno confortevole. I rischi di lungo termine sono cambiati: più disinflazione ora, ma anche il potenziale per un ritorno dell’inflazione più avanti, alimentato da stimoli fiscali e nuove dinamiche geopolitiche.