Trimestrali solide e crescita trainata da Regno Unito e Benelux
L’ultimo mese è stato moderatamente positivo ma resiliente per i mercati azionari europei. L’indice SX7R del settore bancario ha registrato un +1,5%, meno del più ampio SXXR (+2,6%), ma comunque meglio rispetto alle banche statunitensi, con l’indice BKX in calo dell’1,5%. Sul fronte del credito, gli spread sono rimasti stabili, confermando un contesto di mercato equilibrato.
Nel terzo trimestre, spiega Antonio Roman, portfolio manager di Axiom Alternative Investments, le banche europee hanno messo a segno risultati robusti, con il 70% degli istituti che ha superato le attese sui ricavi. Le revisioni al rialzo degli utili per azione (EPS) hanno riguardato soprattutto gli istituti del Regno Unito e del Benelux (Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo), che si sono distinti per redditività e solidità patrimoniale. Al contrario, le banche italiane e spagnole hanno mostrato una lieve flessione del margine d’interesse, penalizzate dalla debole crescita degli impieghi e dalla pressione sui margini.
Credito stabile e attenzione dei regolatori
Le banche europee hanno inoltre rassicurato gli investitori riguardo alle preoccupazioni sull’esposizione al debito privato statunitense, evidenziando una qualità del credito ancora solida. Il rapporto sui crediti deteriorati (NPL) è sceso all’1,9% dal 2,0%, un segnale di stabilità del portafoglio creditizio.
In questo contesto, sottolinea Roman, la Banca d’Inghilterra ha annunciato il suo primo stress test sul credito privato, che coinvolgerà gestori di fondi, fondi pensione e assicuratori, con risultati attesi per il 2026. Si tratta, secondo Roman, di un segnale della crescente attenzione dei regolatori verso la stabilità finanziaria non bancaria, in un contesto di maggiore complessità del sistema creditizio globale.
Pressioni fiscali e legali su banche francesi e svizzere
La Francia si trova ora al centro di una difficile stagione di bilancio, segnata da emendamenti parlamentari che colpiscono i soggetti ad alto reddito, i dividendi straordinari e i buyback azionari. Tali misure hanno innescato forti vendite sui titoli finanziari francesi, aggravando la volatilità del comparto.
Nel frattempo,spiega Roman, sono tornate in primo piano le controversie legali che coinvolgono alcuni grandi gruppi bancari europei. BNP Paribas ha subito un forte calo del 9% dopo che una sentenza di un tribunale statunitense l’ha collegata a risarcimenti legati al Sudan. Pur avendo annunciato ricorso, la banca deve affrontare un rischio reputazionale significativo.
Anche UBS è sotto pressione dopo che un tribunale svizzero ha dichiarato illegale la cancellazione degli AT1 di Credit Suisse, una decisione che rappresenta un duro colpo per la FINMA e apre la strada a potenziali cause legali per un valore superiore ai 16 miliardi di dollari.
M&A in rallentamento
Sul fronte delle fusioni e acquisizioni, Roman osserva che il mercato bancario europeo mostra un evidente rallentamento. La vicenda BBVA-Sabadell si è chiusa con l’adesione di solo il 25% degli azionisti, ben al di sotto della soglia minima del 30% richiesta per il successo dell’operazione.
Il mancato accordo consente a entrambe le banche di rifocalizzarsi sulla crescita interna. BBVA ha annunciato un riacquisto di azioni proprie da 1 miliardo di euro e un acconto sul dividendo da 1,8 miliardi, mentre Sabadell ha confermato i progressi del suo piano stand-alone, mantenendo una strategia autonoma.
In Germania, le trattative di fusione tra Helaba e Aareal sono state abbandonate per disaccordi sul prezzo, mentre in Irlanda PTSB ha dichiarato di cercare un potenziale acquirente, con BAWAG e Bankinter indicate come interessate.
Il quadro complessivo, conclude Roman, suggerisce un settore bancario europeo ancora solido nei fondamentali, ma alle prese con sfide regolamentari, fiscali e legali che rendono più complesso il ritorno a una stagione dinamica di consolidamento.
