Azionario globale, ecco le aree e i temi su cui puntare

Azionario globale, ecco le aree e i temi su cui puntare

La nuova fase dei mercati azionari globali apre spazi di crescita e diversificazione oltre gli Stati Uniti, con opportunità che si estendono a Europa, Giappone e mercati emergenti. Un approccio globale consente agli investitori di ridurre il rischio di concentrazione, intercettare nuove fonti di alfa e rafforzare la resilienza dei portafogli.

La rotazione settoriale apre a nuove opportunità

L’allocazione azionaria globale sta acquisendo un rinnovato slancio. Investire a livello internazionale permette di accedere a un ventaglio più ampio di settori e regioni, riducendo la concentrazione e creando una sorta di “assicurazione del portafoglio” contro i cambiamenti improvvisi negli stili di investimento. Jennifer Martin, Portfolio Specialist Global Equities di T. Rowe Price, osserva che, dopo la crisi finanziaria del 2008 e fino alla pandemia, tassi bassi, inflazione contenuta e crescita modesta avevano favorito i mercati, con una forte concentrazione di rendimenti negli Stati Uniti. Oggi, nel contesto post-Covid, il quadro è mutato: tassi di interesse e inflazione sono strutturalmente più alti, mentre la spesa pubblica viene distribuita in modo più ampio, sostenendo la crescita in diverse aree geografiche.

Un esempio è l’impegno della Germania con quasi 1.000 miliardi di euro in prestiti aggiuntivi per infrastrutture e difesa, in grado di generare un effetto domino su tutta l’Europa. Da qui la prospettiva di un ampliamento delle opportunità oltre i confini americani, con mercati internazionali ed emergenti che assumono un ruolo più centrale. Martin sottolinea che mantenere un respiro globale riduce la vulnerabilità dei portafogli agli shock e amplia le fonti di rendimento potenziale.

Deglobalizzazione e divergenza dei mercati

Un altro fenomeno chiave è la diminuzione delle correlazioni tra i mercati azionari globali. Dopo anni di crescente sincronizzazione, gli ultimi tre anni hanno mostrato una maggiore divergenza nei rendimenti tra regioni, con correlazioni medie più basse rispetto al periodo 2015-2020. Secondo Martin, le cause vanno ricercate nella deglobalizzazione, nelle tensioni geopolitiche e nella frammentazione delle catene di approvvigionamento.

Questa nuova dispersione regionale rappresenta un cambio di paradigma per la costruzione dei portafogli, in cui i gestori devono considerare dinamiche differenziate e opportunità specifiche nei vari mercati. Per gli investitori, ciò significa che la diversificazione internazionale torna ad assumere un ruolo cruciale per bilanciare i rischi e intercettare fonti di crescita più eterogenee.

Gestione attiva e sfide della concentrazione Usa

La concentrazione dell’indice statunitense attorno ai Magnificent Seven ha reso più complesso il lavoro dei gestori attivi. Una quota sproporzionata del rischio di benchmark è legata a un piccolo gruppo di titoli mega-cap, limitando la flessibilità nella costruzione dei portafogli. Per T. Rowe Price, la chiave è una gestione attiva più mirata, capace di interpretare le evoluzioni dell’intelligenza artificiale, la forza tecnologica che sta ridefinendo i mercati.

Nonostante la leadership Usa, l’ecosistema dell’AI ha radici globali: aziende taiwanesi di elettronica e apparecchiature di rete sono centrali nell’infrastruttura, mentre in Cina e Giappone emergono innovatori nel campo dell’IA generativa e della tecnologia sociale. Le partnership tra player sudcoreani e società americane di semiconduttori mostrano come i legami internazionali rafforzino la leadership statunitense. Analizzare queste connessioni consente agli investitori di anticipare tendenze e cogliere opportunità in più aree geografiche.

Martin evidenzia che riconoscere tali dinamiche spiega sia la persistenza della leadership Usa sia i potenziali punti di svolta. Ampliare l’universo investibile ai mercati non statunitensi ed emergenti significa recuperare i vantaggi della diversificazione e costruire portafogli meno esposti a rischi di concentrazione.

Opportunità oltre i confini americani

Le prospettive non statunitensi offrono elementi di crescita distintivi. Il Giappone combina produzione di alta qualità, automazione avanzata e rendimenti azionari in aumento. L’Europa offre esposizione a industrie leader, dati finanziari in miglioramento, marchi di lusso e società farmaceutiche di livello globale. I mercati emergenti, come India e Brasile, beneficiano di demografie favorevoli e di una domanda interna in espansione.

Un approccio globale permette di intercettare temi sottorappresentati negli Stati Uniti, come deglobalizzazione, spesa per infrastrutture e difesa ed espansione dei consumi, migliorando al tempo stesso la diversificazione settoriale. I mercati non americani, con minore esposizione alla tecnologia e maggiore peso dei comparti difensivi, offrono equilibrio ai portafogli.

Secondo T. Rowe Price, adottare una prospettiva globale significa passare da 503 titoli dell’S&P 500 a oltre 2.509 dell’MSCI All Country World, triplicando l’universo investibile rispetto ai soli mercati sviluppati non Usa. Per gli investitori di lungo termine, combinare la leadership del growth americano con le opportunità internazionali ed emergenti consente di ridurre il rischio di concentrazione, migliorare la diversificazione e costruire portafogli capaci di adattarsi alle future transizioni di mercato.