Valutazioni e fondamentali
All’inizio dell’anno, l’azionario dei mercati emergenti scambiava con lo sconto più ampio mai registrato rispetto ai listini sviluppati, un disequilibrio ritenuto insostenibile perché i fondamentali non erano affatto deboli: debito, deficit e partite correnti in condizioni migliori del percepito e crescita economica decisamente più elevata nelle economie emergenti. La tesi era che servisse un fattore scatenante, in genere un cambio di tendenza, per invertire la sottoperformance di lungo periodo e rivedere un miglioramento. Come sottolinea Laurence Bensafi, Deputy Head EM Equities di RBC BlueBay, il quadro iniziale di valutazioni e fondamentali ha posto le basi per la ripartenza.
Il “Liberation Day” come catalizzatore
Il fattore scatenante è arrivato con il Liberation Day: se da un lato preoccupava l’eventuale ascesa di Trump e i riflessi sulle asset class, nelle settimane successive si è visto come l’evento abbia indebolito il dollaro USA, un contesto strutturalmente favorevole all’azionario emergente, tipicamente correlato positivamente a un biglietto verde più debole. Bensafi rileva che questo passaggio ha funzionato da volano per la performance e resta un elemento chiave della narrativa sui flussi.
Dazi e vantaggi competitivi
Un secondo motore è legato ai dazi, che hanno messo in luce i punti di forza di alcuni Paesi emergenti rispetto all’economia statunitense, contribuendo alla buona tenuta dell’indice nel brevissimo termine. Nel lungo periodo l’ottimismo resta elevato: la valutazione relativa rimane interessante e crescita e riforme in molti Paesi offrono supporto. Per la prosecuzione del rally fino a fine anno serviranno dati positivi o nuove riforme da India e Cina; ad ogni modo la visione sul medio-lungo termine resta costruttiva, rimarca RBC BlueBay.
Resilienza delle supply chain asiatiche
Sul terreno operativo, alcuni Paesi si sono preparati a lungo ai dazi. La Cina si organizza da sette anni, seconda guerra commerciale con gli USA, diversificando la manifattura nel Sud-Est asiatico: calano le esportazioni dirette verso gli Stati Uniti, ma crescono quelle verso l’area e altri emergenti, con parte dei beni che finiscono comunque sul mercato USA. Le aziende aggirano l’ostacolo diversificando la clientela: molte manifatturiere cinesi oggi hanno limitata esposizione agli Stati Uniti e vendono a nuove superpotenze in rapida crescita, con Medio Oriente e America Latina in evidenza. Nel complesso, l’impatto dei dazi è stato finora modesto anche per via dei ritardi di implementazione, e la Cina non ha ancora preso decisioni definitive. Bensafi ritiene che alla lunga la Cina potrebbe uscirne avvantaggiata, mentre gli USA rischiano un effetto boomerang: il reshoring è complesso e dazi molto elevati sui partner principali possono danneggiare l’economia statunitense.
Temi secolari, infrastrutture future e IA
L’approccio resta tematico, puntando su aziende eccellenti capaci di creare valore nel lungo termine. Due direttrici spiccano. La prima riguarda le infrastrutture future: dall’elettrificazione alle energie rinnovabili, promosse soprattutto da India e Cina per indipendenza energetica. Qui il focus cade sui materiali di transizione, essenziali per batterie e rinnovabili: il rame è indicato come ottimo investimento. La seconda direttrice è la trasformazione tecnologica e l’intelligenza artificiale: benché si pensi subito alle big statunitensi, la catena di produzione dell’IA è nei mercati emergenti, in particolare Corea e Taiwan. Hardware, piattaforme e servizi IT fanno del settore tecnologico EM il più grande al mondo, più ampio degli indici europei e perfino di quelli USA. Questa mappa dei profitti, ricorda RBC BlueBay, è un pilastro della tesi d’investimento.
Geopolitica, rischi diffusi ma non dominanti
Il rischio geopolitico è aumentato ovunque: nuove tensioni Polonia-Russia, il pericolo che la guerra in Ucraina si estenda ad altri Paesi dell’Europa orientale, frizioni India-Pakistan. Sul dossier Taiwan, la Cina mira a riportarla sotto controllo, ma non nei prossimi anni secondo Bensafi: è impresa ardua e, se mai accadrà, probabilmente in modo pacifico, poiché una guerra sarebbe disastrosa per tutti. Nel complesso, RBC BlueBay non considera questo rischio più grave di altre tensioni già viste negli ultimi anni: resta da monitorare, ma non annulla la tesi positiva sui mercati emergenti
