Corsa verso la soglia dei 50
L’argento è sul punto di toccare 50 dollari per oncia per la prima volta dal 2011, dopo essere salito in scia al rally dell’oro ma con passo più rapido. Il contratto più scambiato ha chiuso mercoledì a 48,994 dollari, nuovo massimo di periodo, dopo aver superato i 49 dollari in intraday, livello che mancava da 14 anni.

Il confronto con l’oro resta impietoso in termini di prezzo assoluto — 4.070,50 dollari per oncia per il metallo giallo — ma il metallo bianco segna un +67,55% da inizio anno, ossia 13,42 punti percentuali in più del +54,13% dell’oro. Un’outperformance così non si vedeva da 15 anni e rappresenta il maggior aumento “year-to-date” dell’argento dal 1979, rileva il team di Dow Jones Market Data. Il traguardo dei 50 resta comunque lontano dal massimo rettificato per l’inflazione, oltre 200 dollari.

Domanda industriale e rotazione dai rifugi
Quasi tutti gli altri metalli principali, tranne il platino, non tengono il passo dei guadagni dell’argento nel 2024. La spinta nasce da una domanda industriale in pieno boom: l’argento entra dai pannelli solari ai semiconduttori legati all’intelligenza artificiale. Si aggiunge la “trickle-down” dei capitali difensivi: chi considera il trade sull’oro troppo affollato guarda con più interesse al metallo bianco. «Il bull market dell’oro si è ora esteso a argento, platino e palladio, e sembra trascinare anche il rame», ha scritto Louis-Vincent Gave, founding partner e CEO di Gavekal Research, in un report diffuso la scorsa settimana. Secondo Gave, perché un bull market dei preziosi si interrompa servono di norma una Federal Reserve o una People’s Bank of China più falche o un forte apprezzamento del dollaro USA; al momento, nessuno di questi fattori appare in vista, osserva l’analista di Gavekal.
Dollaro, mercato più piccolo e ruolo dell’inflazione
Il rally dell’argento potrebbe estendersi se il dollaro scendesse ulteriormente di valore, favorendo acquisti internazionali: il metallo è prezzato e scambiato globalmente in dollari. Il mercato dell’argento è molto più piccolo di quello dell’oro — che supera i 25.000 miliardi di dollari — e ciò implica che le oscillazioni del dollaro abbiano un impatto percentuale maggiore sull’argento rispetto al metallo giallo. Anche un contesto di inflazione in aumento può sostenere la domanda per asset reali come l’argento.
Perché il prezzo possa continuare a salire, però, dovrebbero verificarsi due dinamiche: una forte distruzione di domanda negli impieghi a minore valore aggiunto — come fotografia e posateria — e, in parallelo, una crescita della domanda per gli impieghi a maggiore valore economico, come elettrico ed elettronica alimentati dalla spesa legata all’AI, fotovoltaico e altre tecnologie, scrive Paul Wong, Market Strategist di Sprott Asset Management.
Le condizioni perché il trend regga
Nel frattempo, i prezzi dell’oro stanno ricevendo sostegno dagli acquisti delle banche centrali per le riserve, mentre nessuna entità sovrana considera l’argento un asset di riserva neutrale. Se però l’argento riuscisse a mantenersi stabilmente sopra 50 dollari, «potrebbe essere il segnale che il valore economico e la funzione di riserva di valore del metallo vengono ri-valutati, oppure il riflesso di una repricing di mercato coerente con la nuova realtà», conclude Wong di Sprott.
