Argentina: il “whatever it takes” entra nella fase due, la scommessa di Milei

Argentina: il “whatever it takes” entra nella fase due, la scommessa di Milei

Dopo le elezioni di metà mandato, l’Argentina vive una delle fasi di riprezzamento più rapide e ordinate degli ultimi anni. La netta affermazione di Javier Milei e il rinnovato sostegno degli Stati Uniti hanno acceso la fiducia dei mercati, spingendo al rialzo obbligazioni, valute e titoli bancari. Ma la vera sfida inizia ora: trasformare la stabilità di breve termine in un equilibrio duraturo, evitando gli errori del passato.

Un riprezzamento record che cambia la traiettoria del rischio argentino

Le elezioni di metà mandato in Argentina hanno generato uno dei repricing più ampi e ordinati dell’anno nei mercati emergenti. Questo passaggio, secondo Daniele Bivona, Portfolio Manager di AcomeA SGR, segna un punto di svolta nella percezione del rischio paese argentino, confermando che la svolta politica di Buenos Aires sta trovando eco tra gli investitori internazionali.

Il movimento, osserva Bivona, non è stato del tutto inatteso: l’aritmetica parlamentare lasciava intendere un rafforzamento della base politica del presidente Javier Milei, ma la solidità del risultato elettorale ha superato ogni aspettativa. Un effetto amplificato dal backstop del Tesoro statunitense, che ha trasformato la previsione di una riduzione graduale del premio al rischio in un repricing di intensità eccezionale, esteso a tutte le asset class.

L’effetto Milei e il ruolo del sostegno americano

La vittoria netta di Javier Milei e della coalizione La Libertad Avanza, con il 41% dei voti contro il 32% del blocco peronista-kirchnerista Fuerza Patria e un’affluenza del 67,9% (la più bassa dal 1983) ha innescato un poderoso rally sui mercati argentini. A questo si è aggiunto il rinnovo del sostegno finanziario degli Stati Uniti, pari a 40 miliardi di dollari, che ha consolidato la fiducia degli investitori e rafforzato la capacità del governo di Milei di manovrare la politica economica.

Come evidenzia Bivona, il risultato è stato un riprezzamento trasversale degli asset argentini: i rendimenti dei bond sovrani in valuta locale sono scesi di circa 10 punti percentuali, i titoli in hard currency hanno guadagnato fino al 20-25%, il peso argentino si è apprezzato di circa il 10%, mentre le banche locali hanno messo a segno un rally di oltre il 40%.

Dal rally alla riduzione del rischio

All’interno dei propri fondi, spiega Bivona, AcomeA SGR aveva adottato una posizione tattica e dinamica su sovrani e banche locali, ottenendo un rendimento in euro superiore al 40% nell’ultimo mese, grazie al pieno beneficio del riprezzamento post-elettorale. Tuttavia, AcomeA SGR ha deciso di ridurre in modo significativo il rischio nel pieno del rally, anticipando il cambio di focus del mercato verso la ricostruzione delle riserve e una maggiore flessibilità valutaria.

Con le valutazioni ormai prossime all’equilibrio e la gran parte dell’asimmetria di prezzo riassorbita, il profilo rischio/rendimento appare oggi meno asimmetrico, pur continuando a offrire un carry interessante, soprattutto in un contesto globale che resta favorevole agli asset emergenti. Per Bivona, questa fase richiede quindi prudenza e selettività, con un approccio che privilegi la qualità e la sostenibilità delle riforme rispetto alla mera ricerca di rendimento.

La sfida della fase due, stabilità o ritorno alle distorsioni

La traiettoria dei prossimi mesi, spiega Bivona, dipenderà in larga misura dalla capacità del governo argentino di sfruttare la finestra politica aperta dal successo elettorale. Se l’esecutivo saprà rafforzare i buffer esterni, ricostruire le riserve e utilizzare la nuova credibilità internazionale per ampliare la flessibilità del cambio, ridurre il disavanzo pubblico e rendere sostenibile la disinflazione, allora il sostegno americano potrà diventare un deterrente strutturale, non semplice liquidità da consumare.

In tale scenario, l’Argentina potrebbe riaccedere ai mercati internazionali dei capitali già nel 2026, consolidando un regime di stabilità duratura e creando le condizioni per una normalizzazione del credito privato e un re-rating strutturale del settore bancario.

Al contrario, avverte Bivona, se la finestra verrà sprecata difendendo un cambio sopravvalutato o rinviando le riforme necessarie, l’attuale stabilità resterà transitoria, riproponendo le distorsioni già vissute tra il 2018 e il 2019. La “fase due” del whatever it takes argentino, dunque, non sarà una questione di slogan, ma di credibilità e coerenza nell’esecuzione delle politiche economiche.