Ai margini dell’intelligenza artificiale
La Apple Worldwide Developers Conference (WWDC), evento chiave per sviluppatori e investitori, si apre in un momento delicato per il colosso di Cupertino. Mentre Microsoft e Alphabet cavalcano con forza l’onda dell’intelligenza artificiale, Apple sembra arrancare. Secondo quanto riportato da Bloomberg, l’evento non presenterà novità significative sul fronte AI, sollevando dubbi sul futuro tecnologico del gruppo.
`È difficile sostenere che l’assenza di leadership nell’AI non sia un rischio esistenziale`, ha dichiarato Andrew Choi, portfolio manager di Parnassus Investments. La mancanza di una proposta concreta in questo ambito rischia di rendere meno attraenti anche i nuovi modelli di iPhone, già percepiti come costosi rispetto al reale valore aggiunto.
Il ritardo si fa ancora più evidente se confrontato con i concorrenti: Microsoft è ai massimi storici, spinta dall’entusiasmo sull’AI, e Alphabet ha recentemente lanciato nuove funzionalità ben accolte dal mercato. Intanto, OpenAI ha acquisito io, startup fondata dall’ex icona Apple Jony Ive, aprendo un nuovo fronte competitivo.
Un titolo sotto pressione
Le azioni Apple hanno perso quasi il 19% da inizio anno, diventando il principale freno del Nasdaq 100. Sebbene parte del sell-off sia attribuibile ai dazi dell’amministrazione Trump e all’instabilità politica, la vera fragilità sembra essere strutturale: la mancanza di innovazione.
La debolezza non è passata inosservata: meno del 60% degli analisti monitorati da Bloomberg raccomanda ora l’acquisto del titolo, la percentuale più bassa tra le sette big tech americane. Tra queste ci sono Nvidia, Amazon, Meta, Microsoft, Alphabet e Broadcom.
Anche le aspettative sugli utili contribuiscono al clima freddo. Per l’esercizio fiscale 2025, la crescita prevista è solo del 4%, contro il 14% di Microsoft e l’11% di Alphabet. Inoltre, il titolo tratta a 27 volte gli utili stimati, un multiplo ancora elevato rispetto alla sua media decennale di 21, ma ben al di sotto del picco recente di 34.
Il rischio di restare indietro
La conferenza di quest’anno coincide con il primo anniversario del debutto dell’iniziativa “Apple Intelligence”, accolta inizialmente con ottimismo. Tuttavia, i ritardi nello sviluppo e il rinvio dell’AI-powered Siri hanno deluso le aspettative. Bloomberg segnala che la nuova versione dell’assistente vocale è stata rimandata a data da destinarsi.
Secondo gli analisti, Apple rischia di essere percepita come un’azienda “noiosa” in un mondo tech in accelerazione. `Mi aspetto che le funzionalità AI di Apple siano più funzionali che rivoluzionarie`, ha detto Mark Bronzo del Rye Consulting Group. `Non c’è nulla di entusiasmante che possa far preferire Apple a colossi come Nvidia o Amazon`.
Il downgrade più recente è arrivato da Needham, che ha tagliato la raccomandazione a `neutral`, avvertendo che le innovazioni AI degli altri player potrebbero dare vita a nuovi dispositivi hardware in grado di mettere a rischio la posizione dominante di iOS.
Un gigante ancora solido, ma meno magnetico
Nonostante le preoccupazioni, Apple resta una macchina da profitti. Il suo vasto ecosistema utente, il business dei servizi ad alto margine e una capacità straordinaria di restituire capitale agli azionisti (attraverso buyback e dividendi) sono ancora pilastri della sua attrattività.
Secondo Bronzo, queste caratteristiche `consentono al titolo di mantenere multipli elevati anche in fasi di mercato deboli`. Tuttavia, i timori sul fronte dell’AI e le difficoltà geopolitiche, come l’esposizione alla Cina e ai dazi, impongono una riflessione: è ancora Apple la protagonista della rivoluzione digitale o sta solo cercando di non restare indietro?
