Siri e l’illusione di un’AI avanzata
Apple è stata pioniera nel lancio degli assistenti vocali con Siri nel 2011. All’epoca sembrava un’innovazione rivoluzionaria, ma in pochi anni è stata superata da Alexa, Google Assistant e altri strumenti vocali basati su AI. Secondo una lunga indagine pubblicata Bloomberg Businessweek a firma di Mark Gurman e Drake Bennett, infatti, Siri sarebbe rimasta indietro in termini comprensione, capacità di interazione e integrazione con altre applicazioni. I continui passaggi interni di gestione interna avrebbero solo peggiorato la situazione.
Ne è un esempio il fatto che a marzo 2025 Apple ha confermato a Bloomberg News che il lancio della nuova Siri sarebbe stata rinviata ulteriormente, ma anche l’accordo con Alibaba per integrare l’AI del gigante cinese nei suoi iPhone, messo sotto esame dal governo USA.
Apple è infine costretta ad aggiornare i suoi sistemi per soddisfare la recente normativa introdotta dall’UE sull’intelligenza artificiale (AI Act), in particolare permettendo agli utenti di installare assistenti vocali di terze parti, cioè concorrenti di Siri.
Apple Intelligence: una promessa disattesa
Nel giugno 2024, Apple ha presentato il progetto “Apple Intelligence”, promettendo una nuova generazione di strumenti AI pensati per l’utente medio. Dovevano arrivare funzioni di scrittura automatica, riassunto delle notifiche, generazione di immagini e un Siri potenziato in grado di comprendere il contesto personale dell’utente. Ma la realtà è stata ben diversa.
Alla fine del 2024, quando è stato lanciato l’iPhone 16, la maggior parte delle funzionalità AI annunciate non era ancora disponibile. Gli aggiornamenti sono arrivati con mesi di ritardo – e in forma ridotta. Funzioni chiave, come l’assistente in grado di recuperare documenti tramite comandi vocali, semplicemente sulla versione beta di iOS 18.4 non funzionavano.
Una tecnologia vecchia e sottodimensionata
Nell’approfondita analisi condotta da Bloomberg Businessweek, anche attraverso le testimonianze di fonti interne riportate all’azienda, la tecnologia AI di Apple sarebbe indietro di anni rispetto alla concorrenza. Apple, infatti, avrebbe investito meno in risorse fondamentali come GPU per l’addestramento dei modelli linguistici e ha sempre avuto un numero inferiore di ingegneri AI rispetto a Google, Meta o Microsoft.
Inoltre, la gestione interna ha mostrato segni di crisi: i team Siri e AI sono stati recentemente riorganizzati, e la leadership di Giannandrea è stata ridimensionata. Alcuni membri dello staff citati da Bloomberg paragonano l''intero progetto a una nave che affonda da tempo.
Una strategia troppo conservativa
Apple ha costruito il suo impero seguendo una filosofia: aspettare che gli altri testino nuove tecnologie, per poi lanciare prodotti ben rifiniti. Ha funzionato con l’iPod, l’iPhone e l’iPad. Con l’AI però servono velocità e strategie diverse, una sperimentazione continua e grande apertura verso progetti di lunghissimo periodo e incerti risultati.
L’azienda ha chiuso nel 2024 il suo ambizioso progetto di auto a guida autonoma, proprio perché la sua intelligenza artificiale non era all’altezza. E ora rischia di rimanere esclusa anche dalla corsa verso la prossima rivoluzione: quella dei dispositivi realmente intelligenti, dagli occhiali AR ai robot domestici.
Il futuro di Apple è a rischio?
Secondo Eddy Cue, vicepresidente senior per i servizi Apple, l’intero modello di business dell’azienda potrebbe entrare in crisi se non riuscirà a colmare il gap tecnologico nell’AI. In tribunale, Cue ha persino dichiarato che l’iPhone potrebbe diventare irrilevante entro dieci anni, “per quanto folle possa sembrare”.
Se si guarda ai risultati fin qui ottenuti da Apple, sembra difficile immagine la fine di un ciclo. Il fatturato è passato dai 274 miliardi di dollari del 2020 con un utile netto di 56 miliardi, ai 390 miliardi e a un utile netto di quasi 94 miliardi del 2024. Cinque anni fa il valore del titolo oscillava poi attorno ai 90-91 dollari, livello che nel picco di fine 2024 ha toccato 260, ovvero una crescita di circa il 290%.
Tuttavia, il titolo Apple ha subito un primo duro contraccolpo dall’annuncio dei dazi introdotti da Trump crollando a 169 e riportandosi ora a quota 211.

Apple [Nasdaq: AAPL] – Andamento a 5 anni (fonte: Investing.com)
Un modello troppo rigido
Il problema è strutturale. Apple ha sempre preferito mostrare agli utenti cosa desiderare, piuttosto che lasciarli cercare attivamente, come spiegava Steve Jobs. Ma l’intelligenza artificiale moderna si basa proprio sull’opposto: capacità predittive, analisi proattiva dei dati e risposte personalizzate in tempo reale.
Il ritardo nell’intelligenza artificiale potrebbe quindi non essere solo una battuta d’arresto temporanea per Apple, ma rappresentare una minaccia esistenziale se non affrontata con decisione. Mentre la concorrenza spinge sull’AI generativa e sull’integrazione nativa nei dispositivi, Apple sembra intrappolata in un modello operativo troppo rigido per adattarsi a un’era dominata dai modelli linguistici e dalla sperimentazione continua.
