La reazione dei mercati: il peso delle aspettative
Per il terzo anno consecutivo, Apple ha aperto la sua conferenza WWDC con una performance negativa a Wall Street. Il titolo ha chiuso in calo dell’1,21%, proseguendo un pattern ormai familiare: su diciannove edizioni estive, solo quattro volte ha chiuso la prima giornata in rialzo. La media storica è del -0,86%, la mediana del -0,98%. Ma quest’anno, come sottolinea Gabriel Debach di eToro, il calo non è solo statistico: è sintomo di un cortocircuito tra forma e contenuto, tra ciò che Apple racconta e ciò che il mercato percepisce.
A differenza del 2024, quando l’evento si aprì con dichiarazioni roboanti e toni teatrali, l’avvio del WWDC 2025 è sembrato debole. Un video su Apple TV+ e un omaggio al film F1 hanno sostituito l’enfasi sulla tecnologia. L’arrivo di Craig Federighi ha spostato l’attenzione su due temi: Apple Intelligence e il nuovo design in stile Vision OS, ma la scintilla non si è accesa.
Siri scompare dal palcoscenico dell’intelligenza artificiale
Nel 2024, Siri fu la protagonista indiscussa: menzionata 49 volte, al centro del discorso sull’intelligenza personale di Apple. Si parlava di comprensione avanzata del linguaggio, contesto conversazionale, digitazione intelligente. Quest’anno, invece, l’assistente vocale è scomparso dai radar: appena due citazioni in tutto il keynote.
Federighi ha spiegato che “le funzionalità che rendono Siri ancora più personale hanno bisogno di più tempo per raggiungere i nostri standard di qualità”. Una frase che, secondo Debach, ha avuto l’effetto opposto: ha evidenziato ciò che manca, ossia una visione chiara e concreta su come Apple intenda integrare Siri nell’ecosistema AI.
Molte delle novità presentate, dalla traduzione in tempo reale alla ricerca visiva dalla fotocamera, non rappresentano un vantaggio competitivo. Sono funzioni già viste su altri sistemi operativi. E, soprattutto, manca il classico “one more thing”: nessuna categoria hardware nuova, nessun picco narrativo. In un mercato dominato da Copilot, Gemini e GPT-4o, la Mela resta in ritardo.
Una strategia invisibile non scalda il mercato
Il nuovo design “liquid glass” è raffinato, ma non ancora tangibile. L’architettura AI (con foundation models e apertura agli sviluppatori) è promettente, ma invisibile. Apple continua a puntare su privacy, integrazione e qualità dell’esperienza, ma oggi il mercato chiede prove immediate.
Come osserva Debach, il -1,21% non è una bocciatura strategica, ma un segnale di insoddisfazione comunicativa. Nel 2024 bastava la parola “intelligence” per far volare il titolo dell’8%. Nel 2025, non basta più annunciare: serve mostrare. E Apple, stavolta, non l’ha fatto.
Multipli sotto pressione, serve un nuovo catalizzatore
Con un calo del 22% dai massimi delle 52 settimane, Apple è ormai distante oltre 500 miliardi di dollari da Microsoft, che guida la classifica delle big tech con 3.513 miliardi di capitalizzazione. Il titolo non è sopravvalutato, ma nemmeno a sconto: il P/E forward è a 27,8x, vicino a +1 deviazione standard dalla media decennale. Il PEG ratio, a 2,6x, è superiore alla media di 2,16x, mentre il P/FCF si attesta a 30,6x.
Apple genera ancora 98 miliardi di dollari in free cash flow annuale, con un buyback yield al 3,55%, ma la narrazione è debole. E senza una storia che alimenti l’immaginazione, anche il miglior bilancio rischia di perdere attrattiva. La conclusione di Gabriel Debach è chiara: se l’AI è davvero il futuro, Apple dovrà riprendersi la scena con concretezza, visione e, almeno una volta, con un colpo di teatro.
