AI, infrastrutture e blockchain: i tre motori della trasformazione

AI, infrastrutture e blockchain: i tre motori della trasformazione

Non si tratta più di mere promesse, ma di trasformazioni concrete che ridefiniscono utili, produttività e modelli operativi.

Oltre l’hype: i margini spingono l’AI verso l’economia reale

Nonostante l’incertezza politica e macroeconomica domini i titoli, le vere trasformazioni avvengono sotto traccia. Secondo Andrew Ye, Investment Strategist di Global X, ci troviamo all’inizio di una nuova era industriale, guidata dalla convergenza tra intelligenza artificiale, infrastrutture strategiche, energie pulite e sanità di nuova generazione. In questo contesto, Ye identifica tre temi chiave su cui costruire una strategia di investimento: la monetizzazione dell’AI, la spesa infrastrutturale europea e l’innovazione nella finanza digitale.

L’intelligenza artificiale sta infatti passando dal concetto alla monetizzazione concreta. La stagione degli utili del secondo trimestre ha confermato che non si tratta più solo di capex futuristici, ma di un impatto misurabile sui conti. Microsoft ha registrato la crescita dei ricavi più rapida dall’introduzione di ChatGPT, con la divisione Azure che ha superato i 75 miliardi di dollari annui, in crescita del 39% rispetto all’anno precedente.

Meta Platforms ha superato le attese di mercato, con ricavi in aumento del 22% e utili saliti del 36%. Risultati sostenuti dai miglioramenti nel targeting pubblicitario e nell’engagement, grazie agli strumenti AI. La società ha inoltre alzato la guidance CapEx 2025 a 66-72 miliardi di dollari, annunciato la creazione di un laboratorio di superintelligenza e avviato una campagna di reclutamento aggressiva di talenti AI di alto profilo.

Secondo Ye, il vantaggio competitivo non risiede più nella costruzione del modello più potente, ma nella capacità di portarlo all’utente finale. In questa seconda fase del ciclo AI, la leadership in termini di margini sarà conquistata da chi saprà implementare e commercializzare efficacemente le tecnologie esistenti, trasformandole in prodotti e produttività reali, piuttosto che limitarsi a sviluppi teorici.

Infrastrutture europee, il capitale si riallinea alla strategia

A luglio, la Commissione Europea ha proposto il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (MFF) per il periodo 2028-2034, con un budget di quasi 2 trilioni di euro. Gli stati membri hanno tempo fino alla fine del 2027 per approvarlo definitivamente.

Tra i pilastri del piano spicca il Fondo Europeo per la Competitività da 409 miliardi di euro, di cui 234,3 miliardi saranno destinati a quattro settori strategici: transizione energetica e decarbonizzazione, salute e biotecnologie, leadership digitale e resilienza industriale, che include difesa e spazio. Secondo Ye, gli sviluppatori e gli operatori infrastrutturali attivi in questi comparti potranno beneficiare di stimoli fiscali significativi, soprattutto se si considera l’incremento rispetto al ciclo di bilancio 2021-2027.

Particolarmente rilevanti sono anche gli 81,4 miliardi di euro destinati al programma Connecting Europe Facility (CEF), più che raddoppiati rispetto al ciclo precedente. Di questi, 51,5 miliardi andranno ai Trasporti, 29,9 miliardi all’Energia e 17,7 miliardi alla mobilità militare. Gli stanziamenti sono coerenti con il White Paper Readiness 2030 dell’UE, che ha identificato oltre 500 progetti urgenti da aggiornare nei settori terrestre, marittimo, ferroviario e aereo. Entro la fine del 2025, la Commissione dovrebbe inoltre presentare un Military Mobility Package, rafforzando l’integrazione tra investimenti infrastrutturali e strategia geopolitica.

Non solo Bruxelles: anche i singoli stati membri stanno accelerando. La Germania ha istituito un Fondo Speciale per le Infrastrutture da 500 miliardi di euro, che rappresenta uno degli sforzi più consistenti a livello nazionale. A luglio, più di 60 aziende e investitori hanno aderito all’iniziativa “Made for Germany”, impegnandosi per 631 miliardi di euro di investimenti privati nel paese nei prossimi tre anni.

Blockchain e stablecoin, la finanza digitale entra nel mainstream

Il 18 luglio, il presidente Trump ha firmato il GENIUS Act, creando il primo quadro normativo formale per il mercato delle stablecoin negli Stati Uniti. Una mossa che potrebbe dare una spinta decisiva all’adozione mainstream, soprattutto considerando l’interesse di grandi retailer come Walmart e Amazon, che valutano lancio di stablecoin proprietarie per bypassare i tradizionali circuiti di pagamento.

Secondo un’indagine condotta da Ripple, oltre il 90% dei dirigenti finanziari ritiene che la blockchain avrà un impatto significativo sulla finanza entro il 2028. Inoltre, il 65% delle banche sta esplorando attivamente la custodia di asset digitali, con particolare interesse per stablecoin e asset reali tokenizzati.

Le applicazioni pratiche si stanno moltiplicando. HSBC ha lanciato una piattaforma per l’oro tokenizzato, mentre Goldman Sachs ha avviato l’implementazione del proprio sistema di regolamento blockchain, GS DAP. Lloyds e Aberdeen hanno recentemente testato transazioni FX tramite asset tokenizzati utilizzando l’exchange Archax. Ma l’esempio più maturo è quello della piattaforma Onyx di JPMorgan, che ha già processato oltre 1,5 trilioni di dollari in transazioni istituzionali basate su blockchain. Una dimostrazione concreta di come la tecnologia sia ormai parte integrante delle infrastrutture della finanza globale.

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Resilienza e rilevanza nell’era della trasformazione

La visione di Global X è chiara: il mercato sta attraversando una trasformazione profonda, che va ben oltre le oscillazioni di breve periodo legate a politica o inflazione.

L’intelligenza artificiale non è più un esperimento di laboratorio, ma un acceleratore di produttività e profitti. L’Europa si sta ricollocando strategicamente attraverso una nuova generazione di investimenti infrastrutturali, con un’enfasi su energia, trasporti e difesa. E la blockchain si sta saldamente integrando nei processi finanziari istituzionali, favorita dalla crescente chiarezza normativa.

In un tale contesto, non è il momento di ridurre l’esposizione al rischio, ma piuttosto di ripensare radicalmente la composizione dei portafogli. L’obiettivo non è più soltanto difendersi dalla volatilità, ma posizionarsi per rimanere rilevanti e resilienti in un mondo che cambia in modo sempre più strutturale.